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La "duplicazione" del matrimonio civile presso il ristorante non pone in essere un illecito, ma non richiede l'intervento del sindaco o dell'ufficiale dello stato civile. E ci mancherebbe altro!

Gabriele Casoni  Mon Jul 10 00:00:00 CEST 2017 versione PDF

La "ripetizione" della celebrazione matrimoniale in luogo "ulteriore" e diverso dalla casa comunale non è circostanza nuova. Essa s'incardina (se così si può dire) nel novero delle stravaganze di "tendenza", in tempi in cui il significato del matrimonio e della sua celebrazione ha assunto un valore più "spettacolare" che etico-morale (ma questa è solo un'idea di chi scrive). Ad ogni buon conto, la "duplicazione" della cerimonia nulla ha a che fare con la prassi prevista dall'ordinamento dello stato civile (sia dal D.P.R. n. 396/2000, sia dal Codice Civile), né vi sono in argomento disposizioni rilasciate dagli organi ufficiali.
Il matrimonio è già stato celebrato nella forma civile prevista. L'ufficio dello stato civile ed il sindaco non possono essere chiamati ad intervenire in alcun modo in protocolli che si sviluppano in forme estranee all'ordinamento.
Si guardino bene l'ufficiale dello stato civile delegato ed il sindaco (s'intende, nella loro veste istituzionale) dall'intervenire, apparire, adempiere ad alcunché. L'ufficio non deve fornire alcun supporto, suggerimento, né deve, come è perfino banale osservare, soddisfare alcuna richiesta. E il sindaco, se interverrà a cotanta "cerimonia", lo farà in veste di privato cittadino che, come qualsiasi altro, reciterà una parte.
Si rammenta che il Ministero dell'Interno, nel Massimario per l'ufficiale dello stato civile - ed. 2012 - al Par. 9.5, così si esprime: " Nell'ipotesi in cui il sindaco o l'ufficiale dello stato civile delegato, si sia recato successivamente in un luogo privato ripetendo la celebrazione a scopo puramente simbolico, tale celebrazione non ha alcun valore giuridico né peraltro dà luogo ad alcuna ipotesi di illecito ."
Personalmente trovo l'indicazione data dal Ministero carente di una necessaria precisazione, peraltro più sopra già espressa: colui che si recherà in luogo privato (nel ristorante, nella maestosa villa, in abitazione) non potrà farlo in qualità di ufficiale dello stato civile o di sindaco, non avendo quella "cerimonia" nulla a che fare con previsioni di legge, prassi o protocolli istituzionali. Il sindaco Mario Rossi, "officerà" la cerimonia come Mario Rossi e non come Mario Rossi - Sindaco (e tanto varrebbe anche per Giovanni Bianchi che, una volta timbrato il cartellino, è ufficiale dello stato civile Giovanni Bianchi; senza timbratura è Giovanni Bianchi - e basta).
E' inoltre del tutto escluso l'uso della fascia tricolore che deve essere indossata nelle sole occasioni istituzionali. Nel merito si rammenta la Circolare 4 novembre 1998. N. 5/1998 dell'allora Ministro Jervolino (in Gazzetta Ufficiale n. 270 del 18 novembre 1998) che chiaramente e senza margini interpretativi così si esprime:

" L'uso della fascia tricolore da parte del soggetto che rappresenta la comunità locale si caratterizza per il suo valore altamente simbolico, reso ancor più evidente dalla modifica apportata dall'art. 4 della legge 15 maggio 1997, n. 127 all'art. 36, comma 7, della legge 8 giugno 1990, n. 142. Il più recente intervento normativo, con il quale è stato espressamente disposto che «distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del comune», è di carattere sostanziale e significativo, laddove si ponga mente al processo di trasformazione ordinamentale in atto nel nostro Paese e alla particolare valenza nella cura degli interessi pubblici conferita al sindaco con il sistema della investitura diretta. Viene attribuito ad un elemento simbolico una specifica funzione che è distintiva, siccome finalizzata a rendere palese la differenza tra il sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e che, nel contempo, sottolinea l'impegno che il sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale. Non a caso la disposizione segue immediatamente, nel corpo normativo, la nuova procedura dei giuramento del sindaco e del presidente della provincia davanti ai rispettivi consigli: le due norme risultano così accomunate sotto il profilo del significato istituzionale. La disciplina dell'uso della fascia tricolore non è dettata compiutamente dalle norme, ma è rinvenibile in talune disposizioni di legge e di carattere amministrativo via via emanate e riguardanti per lo più aspetti settoriali del problema; ed in realtà, è legata principalmente alla natura delle funzioni sindacali, di capo dell'amministrazione comunale e di ufficiale di governo. Nell'uso corrente si è affermata la consuetudine che il sindaco indossi la fascia in tutte le occasioni ufficiali, in qualunque veste intervenga. Per il significato dei tricolore statuito dall'art. 12 della Carta Costituzionale; ciò richiama tangibilmente nell'immaginario collettivo il principio costituzionale dell'unità ed indivisibilità della Repubblica. L'alto ruolo istituzionale svolto dal sindaco impone, pertanto, un uso corretto e conveniente della fascia tricolore nell'avvertita consapevolezza della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica, nel cui ambito ogni cittadino è tenuto a partecipare al mantenimento dei valori che lo caratterizzano e lo fondano. Va tenuto presente, a tal fine, che l'art. 54 della Carta Costituzionale, nell'imporre a tutti i cittadini il dovere di fedeltà alla Repubblica, statuisce per gli amministratori l'ulteriore dovere di adempiere con disciplina ed onore le funzioni pubbliche ad essi affidate, Il sistema delle autonomie, infatti, anche nelle sue più avanzate rappresentazioni e concretizzazioni, ha comunque un limite, connaturato alla stessa essenza dell'autonomia: che è quello di dare luogo ad ordinamenti liberi di autodeterminarsi entro la cornice ben definita di un ordinamento generale che, originario e sovrano, determina i caratteri peculiari ed il modo di essere di tutti i soggetti che in esso si trovano a coesistere e ad operare. Si invitano le SS.LL. a partecipare quanto precede ai vertici degli enti territoriali, sottolineando che il delicato ruolo che l'attuale assetto ordinamentale riserva agli organi esponenziali delle comunità locali implica sempre adeguati canoni comportamentali."




Che considerazioni siffatte (del tutto condivisibili) debbano essere messe per iscritto è un segno dei tempi (grami) che stiamo attraversando (ma questa è solo un'idea di chi scrive...). Giorgio
Inviato da 8040 il Mon Jul 10 16:56:07 CEST 2017
Con queste belle americanate di gran classe, ci sentiamo veramente al passo con i tempi post-post-post moderni - diciamo al matrimonio 8.0 stratosferico -e non più villici del brutto tempo che fu.
Inviato da 4216 il Mon Jul 24 15:20:07 CEST 2017
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